In memoria dei medici caduti durante l’epidemia di Covid-19

Decreto Rilancio, Anelli (Fnomceo): “Bene investimenti in SSN, ora abbiamo l’occasione di rivoluzionare la medicina del territorio: non sprechiamola”


Pubblicato il 14 Maggio 2020


“Ringraziamo il Ministro della Salute, Roberto Speranza, e tutto il Governo, per aver compiuto la scelta di investire sulla salute dei cittadini. 3 miliardi e 250 milioni sono una cifra rilevante, che non si era mai vista stanziata, tutta insieme, per il rilancio del Servizio Sanitario Nazionale. Con queste risorse possiamo pensare ora a rendere veramente più efficiente e più efficace l’intero sitema di cure”.
Così il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, commenta, a caldo, il “Decreto Rilancio”, approvato dal Consiglio dei Ministri di ieri sera.
“L’aumento dei posti in terapia intensiva, sino a portarli a 11.109, è una scelta opportuna ed oculata, anche in vista della possibilità di una seconda ondata epidemica – continua Anelli -. Occorre ora investire sul personale, prevedendo non solo nuove assunzioni, ma incentivi ai professionisti. Non si tratta di un premio una tantum, ma del giusto riconoscimento del lavoro svolto da tutti quei colleghi che, in emergenza, si sono spesi senza risparmiarsi, perché della loro opera c’era bisogno, senza curarsi di turni di riposo, tetto degli straordinari, perdita di giorni ferie. Li abbiamo visti stremati, appoggiarsi per un attimo di ristoro a sedie e scrivanie, con sui volti i segni delle mascherine e della fatica, e negli occhi lo specchio dell’altrui dolore. Ora è giusto che tutte le ore svolte per far fronte all’emergenza siano retribuite”.
“Bene l’investimento sul territorio, cui va un miliardo e 256 milioni, da utilizzarsi in gran parte per sostenere l’introduzione di 9600 infermieri di famiglia – aggiunge ancora Anelli -. In questa prima fase, verranno inseriti principalmente nelle Usca, le Unità Speciali di Continuità assistenziale, e nei servizi territoriali. È un intervento necessario, perché senza infermieri le Usca hanno forti limitazioni. Possiamo però affermare che si è avviata, finalmente, una politica volta a portare il lavoro di equipe – medico di medicina generale e infermiere di famiglia – sul territorio”.
“Poiché la stessa norma richiama i modelli regionali, che già in alcuni casi affiancano le due figure professionali, rivolgiamo alle Regioni l’invito a implementare e mettere a regime l’attività degli infermieri presso gli studi dei medici di medicina generale – auspica -. Sarebbe questa la vera rivoluzione della medicina territoriale, che permetterebbe ai cittadini di avere pieno accesso alla diagnostica di primo livello nell’ambulatorio sotto casa”.
“L’inserimento dei 9600 infermieri di famiglia è una grande occasione: non sprechiamola, prevediamo sin da ora un modello di lavoro in equipe. Litare questo modello solo alle Usca, anche se nell’immediato può sembrare opportuno, sarebbe, a lungo termine, riduttivo per le potenzialità professionali di medici e infermieri e assistenziali nei confronti dei cittadini. Di qui l’invito ad avere coraggio e a sperimentare, in maniera uniforme, questo nuovo modello di medicina del territorio che veda medici e infermieri lavorare insieme”.
“La valorizzazione del territorio parte, ovviamente, dalla formazione – conclude -. Per questo, pur felici delle 4200 borse in più previste per le specializzazioni, come la Fnomceo chiede da tempo, siamo rimasti delusi che non si sia previsto un aumento anche per i posti nel Corso di Formazione specifica per la Medicina Generale. Almeno 2000 borse in più per la Medicina Generale sarebbero una misura efficace per puntare veramente su una rete capillare e prossima ai pazienti, che non solo potrebbe gestire nel migliore dei modi l’evoluzione dell’epidemia, curando i malati Covid sin dall’esordio dei sintomi e facendo prevenzione attraverso il monitoraggio e l’isolamento, ma, rafforzata in un futuro da nuove risorse opportunamente formate, assicurerebbe la migliore  assistenza, continuativa e al loro domicilio, ai pazienti cronici.  Siamo certi che, su questo come su altri punti, si potranno apportare gli opportuni aggiustamenti in sede di conversione del Decreto in Legge”.