Fine vita, Anelli (Fnomceo): “Noi medici chiediamo di continuare a fare i medici, nel rispetto dei principi della Costituzione e del Codice deontologico”


Pubblicato il 26 Settembre 2019


La decisione presa ieri sera dalla Corte Costituzionale, che ha ritenuto, nell’attesa di un indispensabile intervento del Legislatore, ‘non punibile ai sensi dell’articolo 580 del Codice  penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli” va, come è ovvio, applicata senza se e senza ma.

Parola di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo) che torna, a un giorno di distanza, sull’argomento.

Come medici, e prima ancora come cittadini, ci atterremo alla sentenza, così come ci atterremo alla Legge, che auspichiamo arrivi celermente a fare chiarezza, e ai principi del Codice di Deontologia medica, che sono in ogni caso coerenti con quelli costituzionali” spiega Anelli.

Quello che chiediamo è di poter continuare a fare i medici, così come abbiamo sempre fatto – aggiunge -. Medici che hanno il dovere di tutelare la vita, la salute fisica e psichica, di alleviare la sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana.”.     

Per questo chiediamo al Legislatore che sarà chiamato a normare questa delicatissima materia di sollevarci dal compito finale, affidando l’estremo atto, quello della consegna del farmaco, a un ‘pubblico ufficiale’, a un funzionario individuato per questo ruolo – conclude -. Sicuramente noi medici non ci esimeremo da quello che è il nostro, di compito, la vicinanza e il sostegno a chi soffre e alla sua famiglia, sino al confine estremo”.