In memoria dei medici caduti durante l’epidemia di Covid-19

Medici di famiglia: la burocrazia sottrae risorse al tempo di cura


Pubblicato il 22 Marzo 2021


Bari, 22 Marzo 2021. “Le preoccupazioni dei colleghi della medicina generale sono legittime e non possono più essere ignorate” - commenta così Filippo Anelli, Presidente dell’Ordine dei medici di Bari, la lettera con cui 130 medici di famiglia baresi hanno posto all’attenzione dell’opinione pubblica il carico burocratico che grava sulla loro attività quotidiana in tempi di Covid e che impedisce loro di poter offrire ai pazienti un’adeguata assistenza.

“È una situazione che sembra uscita dal teatro dell’assurdo, se non fosse che qui c’è la vita delle persone in gioco" - spiega Anelli - “L’aspetto più incredibile è il balletto sui tamponi in cui il medico di famiglia è costretto a giocare a rimpiattino con il Dipartimento di prevenzione, in un giro vorticoso di mail, per riuscire a prenotare un test per i propri assistiti. Dato che i medici di famiglia operano già sulla piattaforma GIAVA, non sarebbe più semplice se potessero prenotare direttamente i tamponi sulla piattaforma avendo accesso al calendario, invece di ricevere continue mail di mancata disponibilità e dover ripartire dal via con una nuova richiesta?”.

“Rispetto ai tamponi, oltre al problema organizzativo, esiste anche un problema di capacità, per superare il quale dovremmo dare la possibilità di prenotare in via del tutto eccezionale anche presso i centri di analisi privati. Altrimenti, nell’attesa della conferma di positività rischiamo che i cittadini non si attengano all’isolamento”. - continua Anelli.

"Un altro fronte in cui le carenze organizzative si fanno sentire è quello dei vaccini: a Bari ancora oggi non tutti i medici sono stati vaccinati. Inoltre, la cattiva organizzazione si traduce in un aggravio di lavoro per il medico di famiglia - puntualizza Anelli - In attesa di un appuntamento che non arriva, i pazienti si rivolgono ovviamente al proprio medico. E bene che Asl e regione diano informazioni chiare e veritiere circa l’andamento della campagna vaccinale. Sappiamo già che l’annunciata data del 29 marzo, come partenza della campagna di vaccinazione a domicilio, non verrà rispettata perché a oggi manca la definizione delle modalità e del canale di approvvigionamento delle dosi di vaccino per i medici di famiglia. Dannoso quindi fare annunci a mezzo stampa che vengono puntualmente disattesi, perché il giorno successivo, in piena zona rossa i medici di famiglia si ritrovano fuori dalla porta dello studio la fila di pazienti che vogliono essere vaccinati e devono gestire la loro comprensibile frustrazione, sottraendo risorse al tempo di cura. Il telefono e whatsapp non smettono mai di squillare e ricevere messaggi. Al momento un medico di famiglia lavora 12 ore al giorno per 7 giorni. E tutto il tempo che deve dedicare a incombenze burocratiche inutili o dovute alla cattiva organizzazione è tempo sottratto alla cura e all’ascolto dei pazienti”.

“Mi sono commosso leggendo il post dell’avvocato Antonio Pinto - conclude Anelli - che rende giustizia all’impegno e all’umanità di tanti medici oggi impegnati a fronteggiare la pandemia. Il compito di tutti gli operatori sanitari è prendersi cura e stare vicino ai cittadini proprio nei momenti più difficili. Avere più personale sanitario significa avere più umanità nel corpo sociale.”